Psicologo e Psicoterapeuta - Pesaro Urbino

PASSAGGI IN GRUPPO: esperienze, sentimenti e affetti nell'approccio della Gestalt Ecology



Il gruppo in Gestalt-Ecology è un incontro vivo tra persone definito da tempo, spazi e modalità di relazione.
Nell’approccio della Gestalt-Ecology, il gruppo rappresenta lo strumento privilegiato per l’ apprendimento, la formazione personale, l’organizzazione.
Le caratteristiche del “setting” di gruppo non sono riproducibili al di fuori di questo. Con un linguaggio ed un riferimento a me particolarmente caro, posso dire che il gruppo vive un suo equilibrio ecologico e tutti gli elementi concorrono a determinarne il suo ecosistema.
La costituzione e la definizione di un piccolo gruppo nell’approccio della Gestalt-Ecology si attua attraverso alcuni passaggi che si possono riscontrare sia nei gruppi terapeutici che in quelli di apprendimento o di lavoro.
Formare il gruppo: un insieme di persone che si contrappongono ad altre potrebbe essere considerato un gruppo, ma ciò solo nella sua accezione reattiva e non attiva. Formare un gruppo significa costruire una nuova configurazione, un “campo”, un luogo di appartenenza; la possibilità di fare gruppo sta proprio in un sentire e in uno spazio comune: un NOI - con una valenza sociale – che supera la mera somma dei “contatti” tra i soggetti costituenti. Ogni nuovo gruppo coniuga tante diverse appartenenze, nella nuova “Gestalt” così formata ciascun soggetto riporta la propria storia ed i propri depositi affettivi ed esistenziali ; “gruppo cognitivo”: che sa - e “gruppo emotivo”: che è – si intersecano e si sostengono fino a costituire un nuovo “individuo” con i suoi temi esistenziali e contenutistici, le sue regole ed anche i suoi introietti.
Il gruppo in Gestalt-Ecology, richiama l'immagine del coro greco che risuona di tante voci diverse, anche contraddittorie, ma che nell'insieme sostengono la presenza e la fatica dell’altro: il gruppo ha la propria saggezza, che va al di là della saggezza del leader preso a solo.
Sentirsi gruppo: tra i membri di un piccolo gruppo girano emozioni e stati d'animo che lo orientano e lo influenzano. Ogni gruppo ha  la sua diversa caratura e tonalità affettiva determinata sia dalle esperienze di provenienza dei membri, ma anche da qualcosa di meno definito come il clima del gruppo stesso, dal tipo di comunicazione utilizzato, dal processo individuale e gruppale. Il gruppo può essere percepito come oggetto reale e metaforico: si può chiedere ai membri di un qualsiasi piccolo gruppo quale immagine può rappresentarli meglio ; gruppo come contenitore di tante appartenenze e diversità: si può chiedere ai partecipanti di un gruppo quali percorsi li hanno condotti fino lì ; gruppo come luogo rilassante o attivante: ci si può focalizzare sulle sensazioni e sulle diverse modalità di incontro con l’altro; gruppo come punto di riferimento interno: quali emozioni ciascuno vive all’interno del contesto gruppale e quali porta poi via con sé. il gruppo, oltre ad essere una esperienza vissuta, diventa anche un oggetto interno psicologico .
Portare le persone a sentirsi attraverso il "riconoscimento" delle proprie sensazioni corporee (ed ancora prima quello di essere un corpo!); di come ognuno contatta l'ambiente: per esempio con il proprio modo di respirare; come esprime le proprie emozioni: di gioia, di dolore, di noia, di attesa, di paura etc...; attraverso la consapevolezza dei propri bisogni e del personale modo di essere nel mondo e in relazione con gli altri è contemporaneamente un fine ed un mezzo della Gestalt-Ecology.
Agire il gruppo:il terzo passaggio, ma il più delle volte le tre sequenze qui descritte avvengono contemporaneamente, prevede che il gruppo nell’approccio della Gestalt-Ecology passi all’azione. L’azione del gruppo nel suo insieme o individuale “in gruppo” è un processo che porta, tra conquiste e “perdite”, alla consapevolezza. Nell’agire – non compulsivo o forzato – il gruppo diventa luogo di sperimentazione di nuove e possibili modalità di contatto tra le persone attraverso azioni consapevoli e mirate. Il gruppo di Gestalt-Ecology diventa il luogo di rappresentazione dei conflitti interni e di relazione con gli altri: ciò può essere agito attraverso le drammatizzazioni, le rappresentazioni di situazioni inconcluse, il passaggio dal lavoro con la polarità duale alle multipolarità.
Ciascuno può parlare di sé o ascoltare gli altri, può gettare in mezzo, nello spazio comune reale e simbolico interno del gruppo, ansie, sentimenti, storie, vissuti senza il pericolo di essere giudicato.
Nel qui dell'incontro e nell'adesso del tempo vissuto insieme, c'è la possibilità di ri-prendere consapevolezza sul modo di interrompere il contatto con le altre persone, ritornando nel presente sulla stessa impasse del passato per giungere ad un superamento della stessa e ad un significato e stile personale di “esserci nel mondo”.
In particolar modo nel gruppo terapeutico – o della formazione personale - il soggetto può essere visto, ascoltato, toccato, lì davanti a tutti, lui si sente ridicolo o fa commuovere: è lì con la sua profonda dignità umana davanti al gruppo che rappresenta il mondo. Il gruppo diventa, quindi, il palcoscenico di fronte al quale, spesso la persona si blocca.
Nel momento della lotta tra top-dog e under-dog, quando il soggetto abitualmente si rifugia in modalità nevrotiche di contatto, il gruppo può svolgere la funzione ostensiva di fargli vedere l'ovvio, di mostrargli che la maggior parte della sua infelicità è puramente immaginaria.
Il blocco intrapsichico da luogo mentale si trasforma in un oggetto esterno.
Lo stare nel qui ed ora così come si è avviene, nel gruppo di Gestalt-Ecology, non solo con le parole - spesso complici, giustificatorie o ridondanti - ma attraverso una visione olistica della persona in cui rientrano le posture, i gesti, la mimica, il tono della voce e tanti altri segnali che spesso rappresentano in modo più efficace la persona.
Il gruppo riveste il ruolo di cassa di risonanza delle problematiche individuali o quello di contenitore delle ansie paralizzanti della persona che lavora. Il gruppo è una insostituibile fonte di sostegno ambientale, il gruppo sostiene l'autostima di chi sta sulla “sedia calda”. L'osservazione da parte di membri del gruppo di giochi in cui vengono recitati i ruoli di debole, di stupido, di piagnucolone, o di seduttore facilitano la propria ricognizione di sé. Il gruppo risponde anche a quella funzione fondamentale dentro e fuori le stanze della psicoterapia: il riconoscimento.
Nella Gestalt-Ecology il conduttore non è più l'unico centro di interesse del cliente: c'è la possibilità di ridistribuire sul gruppo energie e proiezioni, oppure di trovare un contatto deflessivo con membri del gruppo rispetto a quello troppo caldo con il terapeuta che può essere per il momento al di fuori dei confini dell'io di quella particolare persona.
In realtà nel processo di gruppo c'è il tempo e la calma necessaria per ritornare più e più volte sulla stessa Gestalt incompiuta. L'individuo ripete il suo ruolo stereotipato che perlomeno gli dà un'identità, ruolo non più aggiornato relativo ad un vecchio contratto con se stesso e con gli altri - devo essere un bravo bambino! per esempio - cercando di assomigliare ad una scolorita immagine di eroe che ormai non serve più.
Nella terapia di gruppo è possibile far sperimentare al soggetto nuove possibilità: sia attraverso l'uso di tecniche - amplificazione del sintomo o agire la polarità opposta - sia attraverso la pressione “sociale” del gruppo. Nel gruppo l'individuo può avere a disposizione elementi di contatto che mancano nella terapia individuale: per esempio la tecnica della sedia vuota può trasformarsi nell'incontro reale con una persona su cui il soggetto proietta interruzioni e paure. Il blocco intrapsichico può portare ad una relazione interpersonale con gli elementi vivificanti di un incontro: l'individuo, con il sostegno del gruppo, si può sperimentare nella scoperta di un nuovo - o forse antico! - SE' con eccitazione ed ansia.
Nell’approccio della Gestalt-Ecology si lavora a diversi livelli: il microprocesso individuale relativo alla seduta terapeutica si intreccia con i processi individuali degli altri soggetti e con il processo collettivo del gruppo come entità che ha una propria storia.
Il macroprocesso individuale è stato descritto da Fritz Perls nei cinque livelli: dei cliché, dei ruoli, dell'empasse, di morte, di vita; Miriam Polster ha descritto quattro fasi della sequenza terapeutica individuale: scoperta, adattamento, assimilazione, integrazione. Miriam ed Erving Polster hanno poi definito il microprocesso individuale attraverso i tre momenti: consapevolezza, contatto, esperimento.
C'è un ciclo del gruppo che si realizza in ogni seduta terapeutica attraverso i lavori individuali o di gruppo. Nel microprocesso di gruppo c'è un tema che inizia e poi prende corpo ed ha una sua evoluzione che si snoda, durante la seduta, colorandosi di storie, vissuti, emozioni, ricordi.
Nel macroprocesso di gruppo si possono individuare quattro fasi: conoscenza, confluenza, aggressività, differenziazione.
Nella fase della conoscenza il gruppo si forma intorno ad un’idea, un mandato istituzionale, una motivazione esterna al gruppo e/o dei diversi individui e c’è una prima ricognizione tra i vari soggetti (per es. i primi incontri di un gruppo di formazione o di lavoro).
Da un aggregato di individui, ciascuno dei membri “sente” di far parte di un gruppo: è la fase della confluenza; c’è una convergenza non solo sul compito ma soprattutto nella relazione ( per es. si sviluppano gli interessi reciproci e si condividono momenti conviviali).
Subentra, poi, una fase più agita anche aggressiva: c’è una ridefinizione dei ruoli all’interno del gruppo. L’aver costruito prima una solida rete di relazioni e sostegno permette ai soggetti di manifestare nuovi, o rimossi, bisogni emotivi e cognitivi (per es. si fanno valere le diverse individualità prima sopite all’interno del gruppo).
Nella quarta fase della differenziazione il concetto di Sé dei partecipanti all’interno del gruppo diviene più reale. Ciascuno sente di appartenere al gruppo e al contempo di poter entrare e uscire dallo stesso abbandonando modalità collusive o di distacco reattivo.
Quest’ultima fase, se raggiunta e integrata, permette al gruppo di evolversi e di modificarsi in relazione al contesto ambientale e permette all’individuo di poter distaccarsi dal gruppo nel quale sente concluso un proprio percorso.
L’esperienza umana passa attraverso l’appartenenza a gruppi diversi nel tempo. Il gruppo è il luogo naturale dei conflitti della mediazione, della crescita individuale: la Gestalt-Ecology nella sua teoria e pratica intende sviluppare le potenzialità della persona in un modo più autentico insieme agli altri.