Psicologo e Psicoterapeuta - Pesaro Urbino

Parole di gelosia...

In anteprima, alcuni brani tratti dal nuovo libro "G come gelosia"...

G come Gelosia
Incontriamo la gelosia in tanti momenti della nostra vita. Lei ci accompagna durante il nostro
percorso di crescita e ritroviamo la sua presenza quando meno ce lo aspettiamo.
Nel ciclo di vita la gelosia assume tante forme: quella litigiosa e ombrosa nel bambino, quella
competitiva e dolorosa nell'adolescente, alla ricerca di conferme  e rassicurazioni nell'adulto, infine
all'inseguimento del tempo che sfugge nel genitore...
Spesso vorremmo non sentire i  morsi  della gelosia,  oppure ci vergogniamo di provarla,
relegandola a una banale  questione di cuore!
Umano, troppo umano è il sentimento della gelosia: ci rende fragili, indifesi, ridicoli...
La gelosia è spesso derisa e squalificata in tanti racconti, aneddoti, barzellette.
Si narra dell'anziano marito geloso che non vuole che la giovine moglie si fermi a parlare con altri
uomini,  oppure della moglie che accecata dalla gelosia non vede quando il consorte la tradisce
veramente.
Ma  la gelosia è anche generatrice di dolori e delitti individuali e familiari che da sempre i miti
prima, e le opere letterarie e drammaturgiche poi, hanno rappresentato, e che la cronaca, continua a
proporci.
Lungo la linea che  congiunge le due polarità del babbeo geloso, da una parte, e della vendetta per
gelosia dall'altra si manifesta tutto il potenziale del sentimento della gelosia, con tante gradazioni,
sfumature e accenti diversi, e con la caratteristica comune che da sempre la contraddistingue: il
sospetto.


Che cos'è la gelosia
Per definire il campo di pertinenza della gelosia occorre subito distinguerla dall'invidia,
sentimento con cui viene spesso confusa da tante persone.  
Il focus del sentimento della gelosia è la difesa di un possesso, di ciò che è sentito come proprio e di
cui occorre difendere i confini: così nelle relazioni, ma non solo, anche con oggetti o situazioni.
L'invidia, invece, è il sentimento che ci porta a volere per noi qualche qualità, oggetto o relazione
che invece è di qualcun altro.
Da un lato emerge la funzione di mantenimento e conservazione dello statu quo espresso dalla
gelosia; dall'altro l'invidia tende più a scardinare e rivoluzionare l'ordine prestabilito attraverso una
appropriazione indebita, che parte dal desiderio. Occorre anche sottolineare che si può essere nello
stesso tempo gelosi dell'altro che insidia, a nostro vedere, la persona che si ama  e
contemporaneamente invidiosi di alcune qualità, fisiche o materiali, del presunto rivale.
Un sentimento rimanda all'altro, senza poter definire in modo chiaro se proviamo più gelosia o più
invidia. Tale dinamica fa si che  si possa considerare il trattamento psicologico di disturbi derivanti
da gelosia e invidia patologica come molto affini.


Il gioco della gelosia
La gelosia è sempre un gioco a tre,  anche se può succedere che uno o perfino tutti e tre i giocatori
siano inconsapevoli del gioco che hanno ingaggiato.
La posizione dei tre giocatori non è però paritetica: due di loro sono simmetricamente contrapposti,
i soggetti gelosi possono essere due o uno solo, ma l'altro soggetto gioca a sua insaputa.
Il terzo giocatore sembra godere di una posizione di vantaggio/svantaggio, che si traduce in
offerte/richieste di cura e attenzione totale da parte di almeno uno degli altri due giocatori.
In realtà il gioco della gelosia, come tutti i giochi, è molto più complesso; insieme alle regole
principali si possono mettere in atto strategie o bluff... Inoltre, accanto ai personaggi principali
ruotano altri comprimari: amici, parenti, conoscenti, che assumono durante le diverse mani di
questo gioco il ruolo di confidenti, detrattori, saggi, ecc.
Ma la caratteristica principale della gelosia rimane il gioco triangolare: c'è sempre un oggetto
d'amore che si teme di perdere, c'è  sempre un contendente, a volte immaginario, su cui riversare la
propria negatività, spesso odio, ma anche, paradossalmente interesse e fascinazione.
Vince il gioco chi batte il rivale: il fratello maggiore che riesce a distogliere l'attenzione della
mamma dal fratellino che piange, il fidanzato che dimostra la stupidità del suo amico a cui la sua
ragazza sorrideva un po' troppo, la moglie gelosa delle confidenze che il marito riserva
alla collega che viene a sapere del trasferimento di quest'ultima in altra città.

Amore vuol dir gelosia?
Siamo arrivati all'interno della relazione di coppia: croce e delizia del nostro orizzonte esistenziale!
La coppia è il luogo ideale e reale dell'amore romantico e sessuale. La coppia riunisce i due sessi
divisi, cercando l'integrazione e la perfezione, come afferma Platone nel Simposio: da tempi remoti,
quindi, è innato negli uomini il reciproco amore che li riconduce alle origini e che di due esseri
cerca di farne uno solo risanando, così, l'umana natura.
Desideriamo l'amore vero fin da ragazzini, quello del tuffo al cuore: magari come riscatto da una
famiglia trascurante. Lo cerchiamo in uno sguardo contemporaneamente rapito e intenso; oppure in
parole rare e preziose: tutte solo per noi!. Lo inseguiamo disperati, compiendo azioni che in altri
momenti considereremmo folli, quando sentiamo che lei/lui ci sfugge, ci evita, forse ha qualcun
altro/a in testa...

L'essenza della gelosia
L'amore esige l'assoluto. Il mondo è il mio rivale, chiosa Barthes. Si, tutto il contorno, o il contesto
diventa un ostacolo; la visione a tunnel dell'innamorato non tollera che il proprio sentire venga
mischiato in altre dimensioni di relazione che si frappongono in modo indesiderato e da cui
l'innamorato si sente escluso.
Quando ciò avviene - e qualsiasi motivo è valido per far si che avvenga!  - scatta allora la gelosia.
Essa è rivolta tanto al seccatore quanto all'essere amato che accoglie la richiesta  - dell'altro -
senza avere l'aria di esserne infastidito.
L'innamorato ora passa repentinamente dal sentimento di amore e dedizione,  alla delusione e alla
rabbia. La sua gelosia si traduce nelle parole che Barthes ci riporta: sono irritato con gli altri, con
l'altro, con me stesso.
Il dolore per non essere l'unico, per dover sopportare la spartizione con altri dell'attenzione della
propria amata,  rende triste e vulnerabile l'innamorato.
Quando capisce di aver fallito, la sua gelosia si trasforma in smarrimento, non sa cosa fare: con
l'oggetto d'amore ha perso una parte di sé stesso.
Si vergogna per questo sentimento infantile e crudele che ha consegnato all'amata senza ottenere
nulla. La vergogna è anche verso tutti coloro che hanno letto sul suo sguardo la forte gelosia che
prova verso di lei. Vorrebbe dissimularla e negarla: ma come si fa?
Altre volte la rinuncia dell'innamorato può avvenire unicamente per un processo psicologico interno
al soggetto. Alberto non sa ancora oggi, dopo tanti anni, perché allora, studente di venti anni, si
comportò così. Lui la  desiderava fortemente, forse il suo primo vero amore.  Era molto geloso di
tutti quelli che la guardavano. Lei si faceva corteggiare da tanti, da troppi per Alberto. Quella sera
dentro quel portone, loro due, soli. Lei bellissima, provocante in minigonna e tacchi alti, sorridente
e maliziosa e in attesa dei suoi baci, lui disse: “basta, finiamola qui”. 
E' difficile da capire, c'è qualcosa di irrazionale e oscuro, ancora oggi. Alberto uscì dalla pressione
psicologica di quel gioco,  che pensava di non poter sostenere forse si sentiva inadeguato.
Rinunciando provò un forte dolore, ma non doveva più dimostrare niente, il suo amore per lei non
glielo poteva portare via nessuno.

W la gelosia
Nel sei mio/a, sono tuo/a delle frasi d'amore viene  evidenziato il ti appartengo/ti riconosco.
Questi pronomi personali si nutrono di parole, gesti, emozioni, spazi e tempi condivisi, unici, solo
della coppia.
Ci si riconosce oltre che dal volto e dalla fisicità, da tutta una serie di movimenti e azioni che
formano un microlinguaggio di coppia, segreto, agli altri inaccessibile.
Come la mamma sa a che cosa corrisponde quel verso o quella smorfia del proprio bambino, così i
due amanti sanno riconoscersi da tante piccole cose, soprattutto...dall'odore, come dice la sempre
bella canzone di Eugenio Finardi. Riconoscersi dall'odore, cioè il mischiarsi insieme, e non nel
cuore, una idealizzazione romantica poco reale.
Quando una storia di coppia sta per finire spesso uno dice all'altro: “non ti riconosco più”, cioè non
sento che tu mi appartieni, non mi confondo più con te.
La gelosia ribadisce questa appartenenza, non vuole disperdere questo riconoscersi.
La gelosia dei partners va a difendere proprio quel sentire di coppia, che non può essere condiviso o
peggio svenduto con altri che vorrebbero insinuarvisi; quel sentire, dice la gelosia, è solo nostro.
Questo solo nostro è, d'altronde, spesso oggetto di critiche o prese in giro da parte di altri: amici o
parenti, che magari ne colgono la dolcezza e la potenza ma purtroppo ne sono esclusi.
La sana confluenza, per usare il linguaggio della Gestalt-therapy, permette al soggetto  di entrare in
questa dimensione simbiotica e gratificante, ma di poterne anche uscire, di starne lontano
vagheggiandola, di  ritrovarla,  di nuovo,  la sera, insieme.

Amare e tradire
Gelosia e tradimento sono legati da effetti a volte paradossali. Si può tradire per mancanza di
gelosia, quasi ad effetto shock, come nel caso di Carol che fa in modo che suo marito scopra la sua
tresca, per potergli dire: “adesso ti sei finalmente accorto di me!” Oppure si può tradire per eccesso
di gelosia: “lui già lo pensa e me lo dice quindi che differenza fa se lo tradisco davvero?”
L'esperienza clinica mi porta ad indirizzare il focus sulle storie delle coppie, cogliere quanto è
accaduto nel tempo, certo le vicende, ma considerare anche altri aspetti: i desideri individuali e di
coppia – spesso non soddisfatti; la comunicazione tra coniugi – che cosa e in che modo parlano, se
parlano tra loro;  il clima di coppia – deluso, rassegnato, rancoroso, o distaccato.
Gli agiti hanno certamente una loro forte valenza, ma nella maggioranza dei casi dietro l'agito si
muove un'intenzione e un sentire che viene da lontano, e che magari ha preso forma attraverso
umiliazioni o incomprensioni, a volte semplicemente in parole non dette.
Francesca è una giovane donna e tradisce suo marito da circa cinque anni con un collega di cui è,
forse, innamorata. Suo marito la ama incondizionatamente, la aspetta dopo i suoi lunghi viaggi,
segue tutte le sue attività,  cerca di stare sempre con lei, anche quando lei vorrebbe stare da sola.
Loro, però, non si parlano, ormai da tanto tempo, al di là di battute, amabili scherzi e per
convenienze economiche. Lui, il marito, la adora, come una dea. Lei vuole essere vista per ciò che
è: una donna.

Oltre la gelosia
La richiesta infantile e solipsistica del geloso: amami come io desidero essere amato, può essere
sostituita da: amami come puoi, così come cerco di fare anch'io con te!
L'im-perfezione della gelosia può essere un'occasione per conoscersi e per entrare in un contatto
autentico con il partner e con sé stessi.
Distanza, corteggiamento, dimenticare, consapevolezza e riappropriarsi delle proiezioni: queste
sono, secondo me, le possibilità che abbiamo per ribilanciare gli eccessi di gelosia.
Manca un ultimo passaggio: dalla relazione all'individuo
La gelosia riveste un importante ruolo a livello evolutivo: è il segnale che il legame tra il bambino e
il caregiver si è instaurato, il bambino ama e sa di essere amato.
Questo sentimento ricompare in tanti momenti della nostra vita e ci sottolinea le nostre
appartenenze, i nostri punti fermi: famiglia, amici, lavoro, interessi e svaghi...e guai se non
difendessimo tutto ciò!
Ma per continuare il legame, per superare le strettoie di rapporti nevrotici e limitanti, occorre
abbandonare la gelosia, andare oltre...
Ad un certo punto non serve più, è una strategia obsoleta. La gelosia trattiene, costringe, riduce la
relazione di coppia. Nel tempo ci accorgiamo che essere gelosi non serve, di solito è tutta fatica
sprecata, anche se spesso non possiamo farci niente! 
L'esperienza di gelosia ci costringe a guardare il nostro modo di amare, a specchiarci nel malinteso
in cui l'amore per l'altro/a è spesso un narcisistico strumento dell'amore verso sé stessi.
Lo sguardo sospettoso è rivolto verso il partner per controllare i suoi comportamenti; la relazione
d'amore si manifesta, invece,  quando i due partners guardano insieme nella stessa direzione.